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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Ciao a tutti,
tra i vari temi che sono sul tavolo in questo momento, ve ne voglio sottoporre uno in particolare. Quello della legge elettorale per le Europee.
PREMESSA. Vista la mia storia politica di provenienza vi premetto che sono presidenzialista, per il maggioritario (senza collegi in esubero rispetto al territorio) con la possibilità di esprimere, in questi, la propria preferenza su più candidati. Al limite sono favorevole ad un proporzionale con sbarramento su base regionale più alto del 5%, ma con sempre la possibilità di poter esprimere il proprio candidato preso tra i nomi proposti nelle liste dei vari partiti.
Ovviamente questo vale per le Politiche, altra cosa sono le Europee, ma le linee guida sono chiare.
Detto questo sembrerebbe scontato che non condivida largamente la legge proposta dalla maggioranza. In realtà non è così. Ho cercato, cosa che dovrebbero fare tutti, di accostarmi all'argomento con serenità e valutare gli eventuali scenari.
Ecco le mie considerazioni.
Partiamo da quello che mi convince di più. Sicuramente lo sbarramento al 5% è di mio gradimento. Ho sentito tutta la discussione parlamentare su questo tema e davvero non comprendo la posizione equilibrista del PD, fino a ieri assolutamente d'accordo, oggi contraria perchè, per problemi politici, ha la necessità di recuperare i rapporti, tanto bisfrattati con la Sinistra e con l'IDV. Ho sentito persino parlamentari dire che lo sbarramento doveva essere più basso perchè ci sono realtà nel paese, presenti storicamente, che si attestano sul 3-4%. La contraddizione è talmente evidente che non merita nemmeno di soffermarsi. La legge elettorale, infatti, non deve fotografare la realtà, ma sintetizzarla per fare in modo che la maggioranza governi nel rispetto delle minoranze. A questo punto, visto il recente passato, si evince chiaramente che il 5% pulisce dal parlamento forze che giustamente esistono sul territorio, ma che non necessariamente devono avere rappresentanza parlamentare, almeno che non si valuti come rappresentanza la possibilità di avere un deputato, inutile e oneroso.
Passiamo adesso ad una cosa in cui si poteva fare di più: restringere le circoscrizioni. Queste, se non erro, vengono raddoppiate, dal mio punto di vista, come vedremo poco sotto, è un primo positivo passo in avanti, ma si può e si deve fare di più.
La questione delle preferenze è, ovviamente, quella che mi fa rimanere più perplesso. Attenzione, con gli anni ho imparato a non vedere questa cosa come un demonio, tuttavia devo fare alcune considerazioni. Purtroppo il mal costume italiano fa in modo che la preferenza, specie in alcune regioni, favorisca l'elezione di soggetti collegati in vario modo con la mafia che governa il territorio. Eliminare la preferenza, in parte, elimina questo grave problema. E tuttavia lo elimina solo in parte. E' vero, infatti, che le stesse liste calate dall'alto da Roma devono trovare il consenso degli elettori e, quindi, devono essere fatte in concerto con il territorio. In ultima analisi quindi il problema rischia di non essere risolto del tutto. Se infatti a Milano, come si è visto nelle ultime Politiche, è facile calare qualcono dall'alto, non altrettanto è in altre zone d'Italia. Inoltre, non perchè ci sono regioni poco virtuose, bisogna punire regioni virtuose, dove cioè gli elettori davvero liberamente esprimono il loro parere. Qualcuno obbietta che in realtà le preferenze vengono usate poco. Beh l'obbiezione non è molto forte. Infatti ci sono vari stadi di consapevolezza del voto. C'è chi vota il partito perchè è d'accordo con le idee e non è particolarmente interessato alle persone, esiste gente che vota un partito per i motivi più disparati, ma esistono anche persone che oltre alle idee vogliono scegliere anche i candidati che reputano più idonee per portare avanti queste idee. Questi ultimi sembrano essere molto virtuosi, allora perchè non dargli la possibilità di votare? Ripeto non l'obbligo, ma la possibilità.
Infine, come rilevato anche da deputati della maggioranza, leggi elettorali sprovviste di preferenza, aprono un problema non secondario: la democrazia interna al partito. Se è vero infatti che un partito è ritenuto responsabile politicamente della lista che propone è anche vero che tale responsabilità non risolve la possibilità dal basso di votare un candidato "sconosciuto". In altre parole: è vero che un partito se fa una buona lista sarà premito, altrimenti no, ma è anche vero che se tu non sei conosciuto difficilmente sarai messo nelle liste e potrai farti valere conquistandoti i voti sul territorio. A questo punto, specie nel PDL, dovrà davvero nascere un dibattito serio su come garantire la democrazia nel partito.
Infine alcune considerazione di carattere generale. Il problema non è la legge elettorale, ma l'Europa. Così come è non ha un senso effettivo. Per fare quello che fa l'Europa potrebbe essere costituita semplicemente da un gabinetto di presidenti, ministri e funzionari e basta. Questo ci farebbe avere tutti i benefit della comunità senza pagarne gli enormi costi. Del resto un parlamento serve per fare politica. Ma in Europa è impossibile fare politiche, perchè l'Europa non esiste. E' un concetto, un ente economico, ma non una federazione, non uno stato. Non esiste una carta dei valori, non un popolo, non degli ideali. L'unica cosa che dovrebbero fare i parlamentari europei è iniziare a costruire l'Europa da un punto di vista culturale e sociale. Per regolamentare dei processi non sono necessari. Costruire l'Europa è la scommessa. E' l'unica cosa necessaria. Le campagne elettorali europee, fateci caso, quasi mai propongono dei veri spunti per costruire un popolo. Si cerca di fuggire gli accenni importanti sulle basi culturali, visti come fumo negli occhi da coloro che vogliono accozzare il maggior numero di stati possibili solo per motivi di interesse economico. per questo poi le nazioni bocciano questo progetto, non andando a votare, disperdendo il voto votando per partiti dichiaratamente antieuropeisti o bocciando direttamente la Costituzione. Che tutto è fuorché una costituzione.
Questo è il vero problema dell'Europa. Per questo bisogna unire i rappresentanti ai rappresentati ed è per questo, ad esempio, che le circoscrizioni devono essere piccole, in modo da permettere non la candidatura della Star, ma del politico che conosce il proprio territorio e ne porta le istanze e la visione del mondo all'interno di un organo che deve sintetizzare questi interessi per governare un popolo, quello europeo.
Fatte queste considerazioni posso tranquillamente concludere che la legge proposta non è per me la miglior legge possibile, anzi ha tante grosse lacune, ma sicuramente è meglio di quella con cui abbiamo votato lo scorso mandato. Speriamo che inizi un cammino positivo in tal senso. Speriamo che ci si renda conto che l'Europa è una cosa seria e l'unico sbocco possibile per poter affrontare le scommesse del futuro, specie per l'Italia che o sarà europea o non sarà.
Un caro abbraccio.
Deco
tra i vari temi che sono sul tavolo in questo momento, ve ne voglio sottoporre uno in particolare. Quello della legge elettorale per le Europee.
PREMESSA. Vista la mia storia politica di provenienza vi premetto che sono presidenzialista, per il maggioritario (senza collegi in esubero rispetto al territorio) con la possibilità di esprimere, in questi, la propria preferenza su più candidati. Al limite sono favorevole ad un proporzionale con sbarramento su base regionale più alto del 5%, ma con sempre la possibilità di poter esprimere il proprio candidato preso tra i nomi proposti nelle liste dei vari partiti.
Ovviamente questo vale per le Politiche, altra cosa sono le Europee, ma le linee guida sono chiare.
Detto questo sembrerebbe scontato che non condivida largamente la legge proposta dalla maggioranza. In realtà non è così. Ho cercato, cosa che dovrebbero fare tutti, di accostarmi all'argomento con serenità e valutare gli eventuali scenari.
Ecco le mie considerazioni.
Partiamo da quello che mi convince di più. Sicuramente lo sbarramento al 5% è di mio gradimento. Ho sentito tutta la discussione parlamentare su questo tema e davvero non comprendo la posizione equilibrista del PD, fino a ieri assolutamente d'accordo, oggi contraria perchè, per problemi politici, ha la necessità di recuperare i rapporti, tanto bisfrattati con la Sinistra e con l'IDV. Ho sentito persino parlamentari dire che lo sbarramento doveva essere più basso perchè ci sono realtà nel paese, presenti storicamente, che si attestano sul 3-4%. La contraddizione è talmente evidente che non merita nemmeno di soffermarsi. La legge elettorale, infatti, non deve fotografare la realtà, ma sintetizzarla per fare in modo che la maggioranza governi nel rispetto delle minoranze. A questo punto, visto il recente passato, si evince chiaramente che il 5% pulisce dal parlamento forze che giustamente esistono sul territorio, ma che non necessariamente devono avere rappresentanza parlamentare, almeno che non si valuti come rappresentanza la possibilità di avere un deputato, inutile e oneroso.
Passiamo adesso ad una cosa in cui si poteva fare di più: restringere le circoscrizioni. Queste, se non erro, vengono raddoppiate, dal mio punto di vista, come vedremo poco sotto, è un primo positivo passo in avanti, ma si può e si deve fare di più.
La questione delle preferenze è, ovviamente, quella che mi fa rimanere più perplesso. Attenzione, con gli anni ho imparato a non vedere questa cosa come un demonio, tuttavia devo fare alcune considerazioni. Purtroppo il mal costume italiano fa in modo che la preferenza, specie in alcune regioni, favorisca l'elezione di soggetti collegati in vario modo con la mafia che governa il territorio. Eliminare la preferenza, in parte, elimina questo grave problema. E tuttavia lo elimina solo in parte. E' vero, infatti, che le stesse liste calate dall'alto da Roma devono trovare il consenso degli elettori e, quindi, devono essere fatte in concerto con il territorio. In ultima analisi quindi il problema rischia di non essere risolto del tutto. Se infatti a Milano, come si è visto nelle ultime Politiche, è facile calare qualcono dall'alto, non altrettanto è in altre zone d'Italia. Inoltre, non perchè ci sono regioni poco virtuose, bisogna punire regioni virtuose, dove cioè gli elettori davvero liberamente esprimono il loro parere. Qualcuno obbietta che in realtà le preferenze vengono usate poco. Beh l'obbiezione non è molto forte. Infatti ci sono vari stadi di consapevolezza del voto. C'è chi vota il partito perchè è d'accordo con le idee e non è particolarmente interessato alle persone, esiste gente che vota un partito per i motivi più disparati, ma esistono anche persone che oltre alle idee vogliono scegliere anche i candidati che reputano più idonee per portare avanti queste idee. Questi ultimi sembrano essere molto virtuosi, allora perchè non dargli la possibilità di votare? Ripeto non l'obbligo, ma la possibilità.
Infine, come rilevato anche da deputati della maggioranza, leggi elettorali sprovviste di preferenza, aprono un problema non secondario: la democrazia interna al partito. Se è vero infatti che un partito è ritenuto responsabile politicamente della lista che propone è anche vero che tale responsabilità non risolve la possibilità dal basso di votare un candidato "sconosciuto". In altre parole: è vero che un partito se fa una buona lista sarà premito, altrimenti no, ma è anche vero che se tu non sei conosciuto difficilmente sarai messo nelle liste e potrai farti valere conquistandoti i voti sul territorio. A questo punto, specie nel PDL, dovrà davvero nascere un dibattito serio su come garantire la democrazia nel partito.
Infine alcune considerazione di carattere generale. Il problema non è la legge elettorale, ma l'Europa. Così come è non ha un senso effettivo. Per fare quello che fa l'Europa potrebbe essere costituita semplicemente da un gabinetto di presidenti, ministri e funzionari e basta. Questo ci farebbe avere tutti i benefit della comunità senza pagarne gli enormi costi. Del resto un parlamento serve per fare politica. Ma in Europa è impossibile fare politiche, perchè l'Europa non esiste. E' un concetto, un ente economico, ma non una federazione, non uno stato. Non esiste una carta dei valori, non un popolo, non degli ideali. L'unica cosa che dovrebbero fare i parlamentari europei è iniziare a costruire l'Europa da un punto di vista culturale e sociale. Per regolamentare dei processi non sono necessari. Costruire l'Europa è la scommessa. E' l'unica cosa necessaria. Le campagne elettorali europee, fateci caso, quasi mai propongono dei veri spunti per costruire un popolo. Si cerca di fuggire gli accenni importanti sulle basi culturali, visti come fumo negli occhi da coloro che vogliono accozzare il maggior numero di stati possibili solo per motivi di interesse economico. per questo poi le nazioni bocciano questo progetto, non andando a votare, disperdendo il voto votando per partiti dichiaratamente antieuropeisti o bocciando direttamente la Costituzione. Che tutto è fuorché una costituzione.
Questo è il vero problema dell'Europa. Per questo bisogna unire i rappresentanti ai rappresentati ed è per questo, ad esempio, che le circoscrizioni devono essere piccole, in modo da permettere non la candidatura della Star, ma del politico che conosce il proprio territorio e ne porta le istanze e la visione del mondo all'interno di un organo che deve sintetizzare questi interessi per governare un popolo, quello europeo.
Fatte queste considerazioni posso tranquillamente concludere che la legge proposta non è per me la miglior legge possibile, anzi ha tante grosse lacune, ma sicuramente è meglio di quella con cui abbiamo votato lo scorso mandato. Speriamo che inizi un cammino positivo in tal senso. Speriamo che ci si renda conto che l'Europa è una cosa seria e l'unico sbocco possibile per poter affrontare le scommesse del futuro, specie per l'Italia che o sarà europea o non sarà.
Un caro abbraccio.
Deco
Ciao a tutti,
volevo condividere con voi un episodio a cui ho assistito venerdì. Si tratta semplicemente di un episodio, ma credo sia molto significativo e ci può permettere di fare alcune osservazioni sul fenomeno in generale.
Venerdì sera ero in stazione centrale, qui a Milano, salito al livello dei binari mi sono fermato in tabaccheria. A servire sono due donne (dall'età potrebbero essere madre e figlia). Nella tabaccheria c'era già un cliente, un signore di colore piuttosto corpulento normalmente vestito, servito dalla più giovane.
Questo cliente aveva da ridere con fare un po' strafottente. Non so se era sul bicchiere o cosa, ma aveva un atteggiamento piuttosto scontroso. Mentre la più anziana mi serviva ho sentito la discussione. La donna, che di sicuro è avvezza a situazioni del genere, rispondeva a questo cliente in modo deciso, ma assolutamente educato, invitandolo a fare veloce. A questo punto lui è andato in escandescenza minacciano di spaccare tutto visto che non aveva niente da perdere. Sapete perché? Cito: tanto in galera non ci vado. A questo punto, perdere la pazienza, la donna non si è fatta intimorire e ha invitato il Cliente a fare veloce. A questo punto il tono è cambiato e questa persona ha iniziato a dire che il modo in cui era stato trattato (assolutamente normale ndr) era intollerabile e razzista.
Aldilà del caso in se, probabilmente poco interessante, le osservazioni che volevo condividere con voi sono due. Ossia: la sicurezza dell'impunità e la 'scusa' del razzismo.
Andiamo con ordine. Colpa una cattiva informazione e una cerata politica di sinistra, che usa ogni pretesto per fare campagna elettorale, alcuni singoli casi sono diventati tendenza. Ci sono stati casi di cronaca in cui il comun denominatore è stato il razzismo. Nessuno lo può ne vuole negarlo. Ma sono solo casi sporadici e isolati che mostrano l’ignoranza del singolo e non un diffuso senso di razziamo degli italiani. Che contesto duramente. L’italiano medio è assolutamente accogliente, anche molto di più di altri cittadini europei più “blasonati”. Ma non voglio entrare nel merito di questa questione. Ora mi interessa far notare che far credere, per vendere più giornali o per prendere qualche voto in più, che da qualche mese, da quando cioè siamo al governo, gli italiani siano diventati razzisti è un comportamento scellerato che genera, questo si, incomprensione paura e tensione sociale.
Ma la questione, a mio modo di vedere più grave, è l’altra. Anche un poveraccio, forse alcolizzato, che parla poco e male l’italiano sa che in Italia in carcere non si va. Sa che, visto che non ha molto da perdere (leggasi: reputazione), se combina un reato non gli succede nulla, tantomeno scontare una pena in carcere. Ripeto, non mi preoccupa il caso, ma l’idea. Ecco il frutto di anni di mal governo dell’immigrazione e di una politica sulle carceri e sulla giustizia davvero criminale. O si farà capire, e secondo me il Governo si sta muovendo in maniera corretta (ma tantissimo è ancora da fare), che chi viene si deve comportare in un modo e chi fa un reato (italiano o no è poco interessante) deve essere recuperato, ma in primis deve essere punito con una pena giusta, oppure abbiamo finito e l’Italia è destinata ad essere la nazione dell’incertezza del “tanto peggio, tanto meglio”.
Una nota a margine positiva. Quando le cose vanno bene bisogna dirle. Sono andato in stazione sia venerdì che sabato che domenica, in diversi orari, anche tardi di sera. La situazione mi sembra decisamente migliorata. Tre camionette della polizia e agenti dell’esercito costante mente di guardia, mi sono sentito più sicuro.
Un caro abbraccio.
Deco
volevo condividere con voi un episodio a cui ho assistito venerdì. Si tratta semplicemente di un episodio, ma credo sia molto significativo e ci può permettere di fare alcune osservazioni sul fenomeno in generale.
Venerdì sera ero in stazione centrale, qui a Milano, salito al livello dei binari mi sono fermato in tabaccheria. A servire sono due donne (dall'età potrebbero essere madre e figlia). Nella tabaccheria c'era già un cliente, un signore di colore piuttosto corpulento normalmente vestito, servito dalla più giovane.
Questo cliente aveva da ridere con fare un po' strafottente. Non so se era sul bicchiere o cosa, ma aveva un atteggiamento piuttosto scontroso. Mentre la più anziana mi serviva ho sentito la discussione. La donna, che di sicuro è avvezza a situazioni del genere, rispondeva a questo cliente in modo deciso, ma assolutamente educato, invitandolo a fare veloce. A questo punto lui è andato in escandescenza minacciano di spaccare tutto visto che non aveva niente da perdere. Sapete perché? Cito: tanto in galera non ci vado. A questo punto, perdere la pazienza, la donna non si è fatta intimorire e ha invitato il Cliente a fare veloce. A questo punto il tono è cambiato e questa persona ha iniziato a dire che il modo in cui era stato trattato (assolutamente normale ndr) era intollerabile e razzista.
Aldilà del caso in se, probabilmente poco interessante, le osservazioni che volevo condividere con voi sono due. Ossia: la sicurezza dell'impunità e la 'scusa' del razzismo.
Andiamo con ordine. Colpa una cattiva informazione e una cerata politica di sinistra, che usa ogni pretesto per fare campagna elettorale, alcuni singoli casi sono diventati tendenza. Ci sono stati casi di cronaca in cui il comun denominatore è stato il razzismo. Nessuno lo può ne vuole negarlo. Ma sono solo casi sporadici e isolati che mostrano l’ignoranza del singolo e non un diffuso senso di razziamo degli italiani. Che contesto duramente. L’italiano medio è assolutamente accogliente, anche molto di più di altri cittadini europei più “blasonati”. Ma non voglio entrare nel merito di questa questione. Ora mi interessa far notare che far credere, per vendere più giornali o per prendere qualche voto in più, che da qualche mese, da quando cioè siamo al governo, gli italiani siano diventati razzisti è un comportamento scellerato che genera, questo si, incomprensione paura e tensione sociale.
Ma la questione, a mio modo di vedere più grave, è l’altra. Anche un poveraccio, forse alcolizzato, che parla poco e male l’italiano sa che in Italia in carcere non si va. Sa che, visto che non ha molto da perdere (leggasi: reputazione), se combina un reato non gli succede nulla, tantomeno scontare una pena in carcere. Ripeto, non mi preoccupa il caso, ma l’idea. Ecco il frutto di anni di mal governo dell’immigrazione e di una politica sulle carceri e sulla giustizia davvero criminale. O si farà capire, e secondo me il Governo si sta muovendo in maniera corretta (ma tantissimo è ancora da fare), che chi viene si deve comportare in un modo e chi fa un reato (italiano o no è poco interessante) deve essere recuperato, ma in primis deve essere punito con una pena giusta, oppure abbiamo finito e l’Italia è destinata ad essere la nazione dell’incertezza del “tanto peggio, tanto meglio”.
Una nota a margine positiva. Quando le cose vanno bene bisogna dirle. Sono andato in stazione sia venerdì che sabato che domenica, in diversi orari, anche tardi di sera. La situazione mi sembra decisamente migliorata. Tre camionette della polizia e agenti dell’esercito costante mente di guardia, mi sono sentito più sicuro.
Un caro abbraccio.
Deco

Non ho mai parlato prima, in questo blog, di questioni che non riguardassero la politica.
Ma questa vola farò un'eccezione per salutare un amico.
Un giorno dicesti "a me non piacciono i funerali. Non vorrei andare neanche al mio" e così ti ricordo: con quella grinta con quella forza e con quella voglia di vivere. Sono convinto che sei voluto andare lassù per fare l'inviato speciale, era questa la nuova frontiera della comunicazione?
Grazie Vanni, grazie di tutto.
Con affetto, stima e riconoscenza.
Ulisse
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